R E G I O N E  D E L  V E N E T O

ISTITUTO ZOOPROFILATTICO
SPERIMENTALE DELLE VENEZIE

CENTRO REGIONALE DI
EPIDEMIOLOGIA VETERINARIA


F E B B R E  Q


A cura di.

M. Corrò e M. Dalla Pozza
Centro Regionale di Epidemiologia Veterinaria
c/o Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie
Via G. Orus. 2 - 35129 Padova - Tel. (049) 8084255 -Fax (049) 8073062

Ottobre 1993

Tipolitografia "La Rapida" - Padova

DEFINIZIONE

Malattia cosmopolita sostenuta da Coxiella burnetii. Negli animali l'infezione è in genere asintomatica, può però essere responsabile di aborti sporadici nei ruminanti, in particolare ovini e caprini; raramente si osservano altri segni clinici. Nell'uomo può determinare una sindrome simil-influenzale, in genere ad andamento benigno, con possibili complicanze endocardiche in fase di cronicizzazione. La malattia è stata descritta per la prima volta in Australia nel 1936 in addetti alla macellazione. In Italia le prime segnalazioni risalgono al 1950.

EZIOLOGIA

Coxiella burnetii (C.b.) appartiene all'ordine Rickettsiales, famiglia Rickettsiaceae, ed è l'unico rappresentante del genere Coxiella. Si presenta come un germe di aspetto pleomorfo, privo di ciglia e flagelli, non sporigeno, con dimensioni di 2 micron di lunghezza e 0.2-0.4 micron di larghezza.
A differenza degli altri componenti la famiglia, mostra notevole resistenza agli agenti naturali di inattivazione ed ai disinfettanti. E' quindi in grado di sopravvivere nell'ambiente esterno per lunghi periodi di tempo: fino a 500 giorni in materiale essiccato (pelli, lane), nelle polveri e nei prodotti alimentari. Nel latte resiste a 65°C per 30', ma è inattivato dalla pasteurizzazione ad alta temperatura, nel formaggio persiste fino a 25 giorni dalla preparazione. C.b. è sensibile alle tetracicline che rappresentano il medicamento di elezione per il trattamento della malattia.

EPIDEMIOLOGIA

Specie recettive - C.b. è in grado di infettare, oltre l'uomo, animali di tutte le specie domestiche e di numerose specie selvatiche, volatili compresi. Il microrganismo è stato inoltre isolato da alcuni anfibi e da un pitone. I ruminanti domestici, ovi-caprini in particolare, rappresentano la più frequente fonte di infezione per l'uomo. La trasmissione può avvenire per contatto diretto o indiretto oppure può essere mediata da altri animali domestici, in particolare dal cane.

Cicli epidemiologici - Sono stati identificati due cicli principali di perpetuazione dell'infezione in natura: il primo negli animali domestici (fig. 1), il secondo in ambiente silvestre (fig. 2) con coinvolgimento di animali selvatici (marsupiali, roditori, lagomorfi, ecc.) e di alcuni ectoparassiti, in particolare le zecche.

Fig. 1 Febbre Q Ciclo di trasmissione negli animali domestici
Fig. 2 Febbre Q Ciclo di trasmissione negli animali selvatici

Nel ciclo che coinvolge gli animali domestici e l'uomo, l'infezione avviene principalmente attraverso l'inalazione di polveri ed aerosol infetti, il contatto con placente, feti abortiti, prodotti di origine animale (pelli, lane, ecc.) e l'ingestione di alimenti contaminati (latte e prodotti derivati), mentre un ruolo marginale è svolto dalle zecche. Molto rara è la trasmissione interumana del contagio. La malattia si manifesta con frequenza più elevata in alcune categorie professionali. Sono infatti considerati a rischio coloro che manipolano o vengono in contatto con animali e loro prodotti: allevatori, veterinari, tecnici di laboratorio, macellatori, tosatori, cardatori e conciatori.
L'insorgenza di episodi anche in agglomerati urbani ha potuto più volte essere attribuita al transito di greggi.
Nel ciclo silvestre il principale vettore dell'infezione è rappresentato dalle zecche. Queste possono essere occasionalmente responsabili della trasmissione all'uomo.
Il microrganismo può essere trasmesso da zecche di numerosi generi appartenenti alle due famiglie lxodidae (zecche "molli") e Argasidae (zecche "dure").
Le relazioni fra i due cicli epidemiologici sono poco conosciute. Le zecche possono talvolta rappresentare l'anello di connessione fra animali selvatici e domestici.

SINTOMATOLOGIA CLINICA

In un determinato ambito territoriale la presenza dell'infezione negli animali domestici o selvatici è in genere segnalata dalla comparsa di malattia clinicamente apparente nell'uomo.

Tabella 1 - Quadro clinico della Febbre Q nell'uomo

INCUBAZIONE da 10 a 26 giomi
DECORSO da 3 a 6 giorni (massimo 2 settimane)
MANIFESTAZIONI CLINICHE
1° fase: Esordio brusco con brividi, febbre elevata, artromialgia, cefalea, anoressia, bradicardia relativa, epatosplenomegalia.
2° fase: Localizzazione polmonare (polmonite interstiziale) con tosse secca, scarso espettorato e modesti segni obiettivi al torace in contrasto con il quadro Rx (opacità multiple polmonari sfumate a "vetro smerigliato").
COMPLICAZIONI endocardite, epatite (rare)

Negli animali l'infezione decorre per lo più in forma asintomatica. Nei ruminanti domestici, ovi-caprini in particolare, sono stati segnalati episodi sporadici di aborto e ritenzione placentare.

DIAGNOSI

Diretta - Per quanto attiene alla diagnosi veterinaria, la presenza del microrganismo può essere evidenziata, direttamente nel materiale patologico, con l'esame microscopico di strisci colorati con metodi particolari (Giemsa, Stamp, Macchiavello) o con anticorpi fluorescenti. L'isolamento di C.b. può realizzarsi soprattutto a partire da placente e da materiali abortiti.

Indiretta - La conferma della presenza dell'infezione si basa sull'evidenziazione di una risposta immunitaria nell'ospite. Le prove sierologiche che possono essere utilizzate per la diagnosi indiretta di Febbre Q sono la Fissazione del Complemento (prova di elezione), la MicroaggIutinazione e l'ELISA.
Test ELISA, approntati utilizzando l'antigene della FdC, hanno dimostrato un'elevata sensibilità e la capacità di evidenziare specificatamente la presenza di IgM, rendendo così possibile una diagnosi precoce dell'infezione su singolo campione di siero.

Nell'uomo il riscontro di una sintomatologia clinica riferibile a Febbre Q, soprattutto in aree endemiche o in seguito al verificarsi di alcuni casi in focolai epidemici, permette di sospettare la presenza della malattia che può essere confermata con l'evidenziazione di una sieroconversione su doppio campione di siero. Negli animali invece, poiché il decorso usualmente asintomatico dell'infezione non consente di sospettarne la presenza su base clinica, il monitoraggio sierologico rappresenta l'unico mezzo in grado di fornire informazioni utili sulla circolazione del microrganismo.

PROFILASSI

E essenzialmente di tipo diretto. La riduzione del rischio di infezione per l'uomo è spesso difficile da realizzare in quanto i cicli di perpetuazione del microrganismo nelle popolazioni di animali domestici e selvatici sono di difficile individuazione, almeno fino al momento in cui la presenza dell'infezione non si rivela con l'insorgenza di alcuni casi umani. In tali evenienze l'attivazione di adeguati piani di sorveglianza epidemiologica può consentire di definire l'andamento dell'infezione nell'area interessata. Gli interventi di controllo saranno modulati in funzione del ciclo epidemiologico della malattia nell'area di interesse (ciclo silvestre o domestico; specie animali che fungono da serbatoio naturale dell'infezione; categorie professionali a rischio, ecc.).
Il Decreto ministeriale del 15.12.1990 include la Febbre Q nella classe V delle malattie infettive e diffusive soggette a notifica. La Circolare della Regione Veneto n. 15 del 18.06.1991 stabilisce che la malattia venga notificata al settore Igiene Pubblica dell'ULSS entro 2 giorni dall'osservazione del caso.
L'accertamento della malattia nell'uomo, rende obbligatoria l'adozione dei provvedimenti previsti dal Regolamento di Polizia Veterinaria nei riguardi degli animali che hanno avuto contatti con le persone malate. Le misure adottabili riguardano: identificazione ed isolamento degli animali infetti; distruzione dei feti e degli invogli fetali; accurate disinfezioni dei ricoveri (Tab. 2); risanamento del latte destinato all'alimentazione umana e stagionatura (minimo 30 giorni) dei prodotti derivati; isolamento e trattamento dei cani infetti; trattamenti idonei per la lotta contro le zecche o altri vettori della malattia riscontrati nelle località infette.
Come profilassi indiretta, in campo umano è possibile l'utilizzo nei soggetti a rischio di un vaccino inattivato, comunque poco utilizzato per le reazioni locali che può causare e che attualmente è reperibile negli Stati Uniti.

Tabella 2: Metodi di disinfezione efficaci nei confronti di C.b.

Ricoveri: formalina
idrato sodico
(2.5%)
(3.0%)
Superfici e oggetti contaminati: cloruro di calce
fenoli
(10.0-20.0 %)
(2.0%)
Tessuti e oggetti di vestiario: carbonato di sodio (bollitura) (2.0%)
Disinfezione delle mani: cloramina (2.0%)

RIFERIMENTI LEGISLATIVI

Regolamento di Polizia Veterinaria - D.P.R. 320 del 1954 artt. 1-5-142-143

Testo Unico Leggi Sanitarie - R.D. 1265 del 1934 artt. 253-254

Decreto ministeriale - 15.12.1990 pubblicato su G.U. n. 6 del 8.1.1991

Circolare Regione Veneto n. 15 del 18.06.1991 pubblicata su BUR n. 62 del 16.07.1991